31 October 2007

4. Non solo uno scrittore

E' successo per caso. Per caso la mia edizione di Se questo è un uomo comprendeva anche il libro successivo di Levi, La tregua, ovvero il racconto del viaggio attraverso l'Europa dell'Est a cui Levi e compagni furono costretti prima di tornare in Italia. Non so più perché, ma qualche anno fa ho iniziato a leggerla... e poi ho letto tutte le altre cose scritte da Levi. Scoprire uno scrittore è una specie di malattia, assomiglia molto alla fame (o alla tossicodipendenza), ma in questo caso c'era qualcosa di più. Di solito entrando in una libreria avvertiamo un leggero senso di colpa: tutti i libri che dovremmo leggere, tutti gli autori che dovremmo conoscere, Dostojevski, Tolstoj, Proust, ci guardano dagli scaffali con disapprovazione se compriamo ancora un altro fumetto. Invece per Levi nessuno ci ha detto niente. Nessuno ci ha neanche spiegato che Se questo è un uomo non è il suo unico libro, ma solo il primo, e che Levi non ha scritto solo di lager, e che I sommersi e i salvati è proprio uno di quei libri che devono essere letti.

Ma Levi è stato sempre accompagnato da una sorta di ostracismo da parte del mondo letterario. Fin dall'inizio, quando nel 1946 Natalia Ginzburg e Cesare Pavese, per conto di Einaudi, rifiutano di pubblicare Se questo è un uomo. Il libro esce, quasi inosservato e in pochissime copie, per un piccolo editore torinese. Solo nel 1958 Einaudi si decide a pubblicarlo. Ma anche allora pochi considerano Levi uno scrittore, al limite lo definiscono uno "scrittore concentrazionario". Succede perché lui non è solo uno scrittore: Levi anzi è prima un chimico, che nonostante il successo editoriale non abbandonerà il suo lavoro alla fabbrica di vernici di Settimo Torinese fino all'età della pensione.

28 October 2007

3. E' avvenuto, quindi può accadere ancora

Noi abbiamo sempre saputo. Ma abbiamo saputo troppo presto, quando ancora non potevamo capire. Personalmente non ricordo il momento in cui ho saputo di Auschwitz: dev'essere sempre stato lì, in sottofondo, per via delle foto e dei film, dei libri e dei telegiornali. Non ricordo un momento preciso di stupore o di orrore. Come tutti ho letto Se questo è un uomo alle medie, ed era ancora troppo presto: sapevamo, ma non sapevamo tutto (c'erano cose che neanche Levi sapeva quando scrisse il libro), e soprattutto eravamo circondati da trappole. Pensare che i lager fossero opera di pochi pazzi, mentre fu l'uomo comune a permettere che esistessero. Pensare che a sopravvivere furono i migliori, mentre si salvarono solo i più adatti, o i più fortunati. Pensare infine di essere al sicuro, mentre la guerra "non è finita", come diceva Eduardo. Non è finita perché “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo”, e noi saremo sempre in guerra, perché non accada mai più.


La mia guerra la combatto così: raccontando Primo Levi.

27 October 2007

2. Delega

Le poesie ritornano negli ultimi anni di Primo Levi, fra il 1984 e il 1987. Non è un caso, perché in questo periodo Levi torna a scrivere di Lager. Fra queste ultime poesie ce n'è una, che non sarà molto importante dal punto di vista letterario, ma che riguarda me, e tutta la generazione dei "nipoti". Si chiama Delega e dice così:

Non spaventarti se il lavoro è molto:
c'è bisogno di te che sei meno stanco.
Poiché hai sensi fini, senti
come sotto i tuoi piedi suona cavo.
Rimedita i nostri errori:
c'è stato pure chi, fra noi,
s'è messo in cerca alla cieca
come un bendato ripeterebbe un profilo,
e chi ha salpato come fanno i corsari,
e chi ha tentato con volontà buona.
Aiuta, insicuro. tenta, benché insicuro,
perché insicuro. Vedi
se puoi reprimere il ribrezzo e la noia
dei nostri dubbi e delle nostre certezze.
Mai siamo stati così ricchi, eppure
viviamo in mezzo a mostri imbalsamati,
ad altri mostri oscenamente vivi.
Non sgomentarti delle macerie
nè del lezzo delle discariche: noi
ne abbiamo sgomberate a mani nude
negli anni in cui avevamo i tuoi anni.
Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo
pettinato la chioma alle comete,
decifrato i segreti della genesi,
calpestato la sabbia della luna,
costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
Vedi: non siamo rimasti inerti.
Sobbarcati, perplesso;
non chiamarci maestri.

24 giugno 1986.
Meno di un anno dopo, Primo Levi muore nella sua casa di Torino.

20 October 2007

1. Ad ora incerta

Since then, at an uncertain hour,
that agony returns:
and till my ghastly tale is told
this heart within me burns.

Sono le parole di Coleridge che aprono l'ultimo libro di Primo Levi, I sommersi e i salvati, e Ad ora incerta è anche il titolo della sua raccolta di poesie. Perché la poesia per Levi arrivava ad ora incerta. Al ritorno da Auschwitz, erano poesie le prime cose che scrisse. La più famosa è quella che introduce Se questo è un uomo e che dà il titolo al libro. Di questa vena irrazionale e notturna - perché Levi per molto tempo scrisse di notte, rubando tempo al suo lavoro di chimico - non si parla quasi mai. Però chi guarda bene le copertine dei suoi libri può scoprire una cosa. L'immagine di copertina di L'altrui mestiere è un gufo disegnato al computer, anzi con uno dei primi computer (un Macintosh). E poi ci sono delle foto in cui Levi tiene in mano uno strano oggetto: una testa di gufo fatta con fili di rame intrecciati fra loro. Erano piccole "sculture" fatte in casa, e una di queste foto è sulla copertina di L'ultimo natale di guerra.